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La motivazione non basta per aggire.

2025-12-11 11:25

Iryna Kozar

formazione, coaching, motivazione,

La motivazione non basta per aggire.

Sapere cosa fare non basta: l’azione nasce da valore, piano e fiducia in sé. Se uno manca, restiamo fermi. L’azione è un equilibrio, non un atto di volontà.

 

 

 

Lorem Ipsum è un testo segnaposto utilizzato nel settore della tipografia e della stampa.

 

 

 

È possibile conoscere ogni dettaglio del percorso, possedere la mappa completa e l'energia necessaria, eppure rimanere immobili al punto di partenza?

 

Questo paradosso, noto come la "crisi dell'azione", è un'esperienza umana sorprendentemente comune. Non è un sintomo di pigrizia, scarsa forza di volontà, o mancanza di motivazione, bensì il risultato di una disfunzione complessa nel meccanismo che traduce l'intenzione in comportamento manifesto. Il presupposto popolare secondo cui "basta volerlo" è, di fatto, un mito dannoso e una formula inefficace. L'azione, per sua natura, è un processo che va oltre la semplice aspirazione e richiede la convergenza di specifici elementi interdipendenti.

 

La Meccanica del Fallimento: Quando la Motivazione Non Basta

Il problema non risiede nella "crisi della conoscenza" (non sapere cosa fare), risolvibile cercando informazioni o apprendendo. Il problema sorge nella "crisi dell'azione," dove si possiede la piena comprensione del cosa, del come e del perché, ma l'azione non si concretizza. Immaginando l'azione come un veicolo, la conoscenza e la motivazione sono il carburante; indispensabili, ma inutili se mancano le ruote. La semplice conoscenza è solo uno degli elementi necessari, e da sola non garantisce alcun risultato.

 

È fondamentale notare che in alcuni contesti, il passaggio all'azione è oggettivamente più arduo. Condizioni di esaurimento, stress prolungato, o disturbi a livello somatico o psichico (come ansia, depressione, o neurodivergenze quali l'ADHD) possono compromettere le funzioni esecutive. Queste funzioni, cruciali per la pianificazione, il controllo e l'avvio dell'azione intenzionale, vengono interrotte, rendendo il trasferimento della conoscenza in risposta motoria decisamente più difficile per gli individui coinvolti. Nonostante queste sfide possano rendere il percorso più lungo o richiedere supporto specialistico, la formula dell'azione mantiene la sua validità come strumento diagnostico e operativo.

 

La Formula Composta dell'Azione

Per aumentare la probabilità che un'azione venga intrapresa, è necessario considerare una formula che sintetizza le teorie di apprendimento sociale di Julian Rotter e Albert Bandura, integrando anche concetti dall'Expectancy Theory di Victor Vroom.

 

 

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La probabilità di agire è determinata dal prodotto di tre componenti chiave:

Questo modello è logico e moltiplicativo. Similmente a quanto descritto da Rotter, se uno qualsiasi dei componenti si riduce a zero, l'intera equazione si annulla, e l'azione non avrà luogo. Pertanto, concentrare tutti gli sforzi sul potenziamento di un solo elemento, come il desiderio (Valore), mentre gli altri restano bassi, genera solo un incremento marginale nella probabilità di agire.

 

1. Il Valore della Ricompensa

Questa componente si riferisce a quanto il risultato desiderato è soggettivamente rilevante. Quando la ricompensa cessa di essere significativa, o se l'obiettivo è stato impostato in base alle aspettative esterne (genitori, società) piuttosto che a un desiderio interno autentico, la formula si blocca.

Il primo passo pratico è ritrovare il contatto con il vero perché. Metodi come i "Cinque Perché" (chiedersi il motivo per cinque volte consecutive per scavare oltre le risposte superficiali), l'immaginazione del "Contrasto tra 10 Anni" (visualizzare la vita con e senza l'obiettivo raggiunto), o l'esercizio dell'"Epitaffio" (cosa si vorrebbe fosse scritto sulla propria lapide) aiutano a discernere le ambizioni personali dalle pressioni esterne e a riscoprire il valore intrinseco dell'obiettivo.

 

2. La Fede nel Piano (Efficacia dell'Azione)

Per "fede nel piano" si intende la convinzione che le azioni specifiche intraprese porteranno effettivamente al risultato desiderato. Spesso, quello che crediamo essere conoscenza è solo un'idea generica ("Voglio imparare una lingua"). La vera conoscenza è un piano dettagliato, sequenziale, che specifica cosa, quando e come fare, e come misurare i progressi.

Per costruire questa fede, sono necessarie tre strategie: ricerca approfondita (leggere, studiare metodi efficaci, sperimentare), consultazione di esperti (affidarsi a chi ha già percorso quella strada per risparmiare tempo e prove), e una rigorosa decomposizione dell'obiettivo (suddividere la meta in passi concreti e immediati). L'assenza di un piano credibile, anche in presenza di un forte desiderio e di autostima, impedisce l'avvio dell'azione.

 

3. La Fede in Sé Stessi (Autoefficacia)

Questa componente, definita da Bandura come Self-Efficacy, è la valutazione della propria capacità di eseguire i passi del piano. È cruciale ricordare che l'autoefficacia è contestuale; si può avere grande fiducia nelle capacità intellettuali, ma scarsa fiducia nelle capacità fisiche o organizzative.

 

Per superare i blocchi mentali legati alla percezione di non essere "la persona giusta" per il compito, si possono seguire diverse vie:

  •  Supporto Esterno (Co-regolazione): Avere un amico, un partner, o un terapeuta (che l'autrice del video descrive come una figura insostituibile dal Chat GPT) che presta la propria fede fino a quando l'individuo non costruisce la propria.
  • Dispositivi di Impegno (Commitment Devices): Strumenti esterni che rendono l'azione più semplice della sua omissione. Esempi includono impegni finanziari (pagare un abbonamento annuale in anticipo), promesse pubbliche o scadenze con figure di autorità (come un allenatore). Questi dispositivi agiscono come "protesi di autoregolazione".
  • Piccoli Passi e Esperienza di Successo: Il metodo più potente per costruire l'autoefficacia deriva dall'esperienza personale di successo. Iniziare con obiettivi minimi e credibili (ad esempio, puntare a 5.000 iscritti invece di un milione) crea una base interna di evidenze che alimenta gradualmente la fiducia per obiettivi più grandi.

 

In sintesi, l'azione non è il risultato di un magico atto di volontà, ma l'inevitabile conseguenza di una formula ben bilanciata. Quando i tre elementi – Valore, Piano/metodo, e Fede in Sé – sono adeguatamente sviluppati, il movimento verso l'obiettivo diventa un processo naturale. La chiave sta nell'identificare l'elemento più debole (quello con il punteggio più basso sulla scala da zero a dieci) e dedicare gli sforzi a rafforzarlo miratamente. È attraverso l'azione che la fede in sé cresce, e non viceversa

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